Gabriele Granato | Marketing e Web

Un patto fra le generazioni

Questo è il sistema previdenziale. Un patto fra le generazioni, niente di più e niente di meno, e così va visto e accettato.

Io che sto bene, con il mio lavoro – accettando di vivere in un paese civile e democratico – devo contribuire al sostentamento di coloro che per vari motivi non sono autonomi. In particolare di tutte quelle generazioni che mi hanno preceduto e che ora non sono più in grado di auto-sostenersi.

Non sto dando dei soldi ad una cassa previdenziale e poi un giorno li riavrò indietro. Non sto facendo un prestito allo Stato. Sto semplicemente aiutando a vivere una vita civile e decente chi mi ha preceduto e chi si trova in difficoltà. Così come mi aspetto faranno le generazioni che mi succederanno con me.

Capisco che è difficile, ma dobbiamo entrare in questa mentalità se veramente vogliamo costruire un paese civile ed offrire un futuro degno soprattutto ai nostri figli e nipoti e non solo alla nostra generazione e a quelle che ci hanno preceduto.

Ciò comporta sacrifici, per tutti. Inutile girarci intorno, tutti.

Chi guadagna di più deve contribuire di più. Chi può lavorare più a lungo deve lavorare più a lungo. Chi percepisce una pensione molto più elevata degli sforzi effettivamente fatti durante la sua vita lavorativa deve ora contribuire maggiormente cedendo alcuni dei propri “diritti acquisiti”.

E’ un patto fra le generazioni: dobbiamo farlo per i nostri figli.

Capisco che è difficile. Fino ad ora abbiamo visto individui andare in pensione a 38 anni e altri percepire 3 o 4 emolumenti cumulandoli tra loro, perché mai dovremmo farli noi i sacrifici? E’ vero, non dobbiamo farli solo noi. Ma non devono farli neanche solo loro.
Dobbiamo farli tutti, perché mentre loro si spartivano il bottino noi stavamo a guardare, quindi è anche colpa nostra.

E’ un patto fra le generazioni: io voglio farlo per mio figlio. DEVO farlo per mio figlio!

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