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SEO: classificare gli intenti di ricerca

A cosa serve la SEO? A fornire risposte utili e rilevanti a coloro che effettuano una ricerca.

Per questo motivo, per chiunque abbia voglia di realizzare una strategia seo, si rivela essenziale comprendere a fondo qual è l’intento di ricerca degli utenti, o in altre parole, cosa desiderano realmente trovare.
Deve essere chiaro a tutti che l’utente web quando effettua una ricerca su Google vuole trovare qualcosa di specifico, e non arrivare su una pagina qualsiasi.

Determinare l’intento di ricerca

Come prima cosa è utile effettuare una classificazione degli intenti di ricerca, capire quali sono le differenti tipologie di ricerca in modo tale da schematizzare e quindi semplificare la nostra analisi.
La ricerca può essere effettuata con l’intento di:

  • di navigazione
  • di informazione
  • transazionale

Ricerche con l’intento di navigazione

L’intento di ricerca di navigazione è quello di individuare un determinato sito web oppure una particolare pagina web, un forum, una directory, un portale o un blog. Spesso l’utente ha ben in mente il sito che vuole raggiungere ma non ne ricorda esattamente il nome oppure lo ha completamente dimenticato. O ancora non ricorda l’estensione del dominio di primo livello (.it o .com), quindi utilizza il motore di ricerca per agevolare la navigazione.
Pensiamo a tutti coloro che cercano su Google la parola “Facebook”: chi di noi non lo ha mai fatto?

Ricerche con l’intento di informazione

L’intento di ricerca informativo si configura quando l’utente cerca di individuare il contenuto relativo ad un determinato argomento, vuole apprendere una particolare nozione, in pratica si vuole informare su qualcosa.
Che tempo fa oggi? Qual è il risultato della partita? Quando parte il treno per Torino?
Il motore di ricerca qui viene usato come suggeritore di risposte.

Ricerche transazionali

L’intento della ricerca transazionale è finalizzato al compimento di un’azione: comprare un prodotto, chiedere informazioni su un servizio, registrarsi ad una newsletter, noleggiare un auto. L’utente in questi casi utilizza il motore di ricerca per trovare un sito web che possa offrirgli ciò che vuole comprare o a cui possa richiedere l’esecuzione di alcuni servizi.

Conclusioni per fare SEO

Come è facile immaginare la maggior parte delle ricerche sono di carattere informativo, circa 8 su 10 sono effettuare con l’obiettivo di reperire un’informazione, chiedere qualcosa, capire un determinato argomento. E solo 2 su 10 sono navigazionali o con l’intento di effettuare una transazione.

Capire cosa spinge gli utenti ad effettuare una determinata ricerca, le modalità utilizzate per scrivere la query e comprendere come Google reagisce a tali ricerche sono attività fondamentali per coloro che fanno SEO e sono certamente propedeutiche a tutte le operazioni tecniche on-page e off-page.

Prima è necessario capire e solo dopo si può agire, specialmente quando si fa SEO.

SEO e intento di ricerca

real people, digital inside

Non mi stancherò mai di dirlo: fra online ed offline non c’è differenza. Sono due parti della stessa cosa, due facce della stessa medaglia, inscindibili tra loro. L’una propedeutica all’altra, indissolubili.

Che cerchiamo a fare su Google “Ischia Terme” se poi non prendiamo il traghetto e ci andiamo a godere una splendida vacanza?
Perché stiamo sempre su Facebook se poi non usciamo e ci incontriamo veramente con le persone con le quali socializziamo?

Non ci può essere web senza le persone. Mi pare ovvio,nonostante la famossisima gag di Corrado Guzzanti e l’aborigeno con il quale non sapeve che ca… dirsi 🙂

Così come non ci può essere portale ecommerce senza colui che fa i pacchi e quell’altro che li spedisce. Non c’è booking online di un hotel (prima ho parlato di Ischia, ma anche di qualsiasi altra località) senza la cameriera che rifà le stanze. Non c’è portale senza chi si occupa del data-entry. Non c’è social network senza me che scrivo questa nota e tu che la leggi.

Tutto ciò determina che anche noi web agency non possiamo limitarci a realizzare siti web e piattaforme fatte bene, innovative, stabili, ma dobbiamo immedesimarci nelle persone che ci commissionano il progetto, capire la loro filosofia aziendale, percepire le reali esigenze. Non è facile, ma è l’unica strada per fare le cose fatte bene (checché ne dicano molti): il web è comunicazione, sociologia, economia, etnografia, spesso anche prima di essere informatica e cavi di rete (fondamentali, eh! ma non sufficienti).

Sono sempre le persone che determinano il successo o il fallimento di un progetto, e le persone non sono online o offline. Le persone sono persone che possono e devono essere digitali dentro, devono pensare ed agire secondo le regole del mondo attuale, sfruttare le potenzialità che abbiamo a disposizione.

Insomma, real people, digital inside!

Non solo le terme di Ischia...

La Reputazione Digitale come Valore aggiunto

Quando dovete scegliere una struttura alberghiera per passare un fine settimana in famiglia vi affidate a ciò che gli hotel scrivono sui loro siti web oppure date grande importanza a ciò che i vostri amici, conoscenti o anche semplici sconosciuti vi raccontano della loro esperienza?
E se dovete scegliere tra due modelli simili di smartphone?

Nella società della socialità e della condivisione siamo oramai abituati a non fermarci a ciò che i brand ci raccontano di loro (identità), ma cerchiamo recensioni, esperienze, racconti di chi è già entrato in contatto con quel determinato brand (reputazione) per farci un’idea più precisa di ciò che stiamo cercando o che siamo in procinto di scegliere.
Sia ben chiaro però che i due comportamenti non sono alternativi tra loro, piuttosto l’uno è propedeutico all’altro.

Per tornare all’esempio degli smartphone, l’utente prima analizza “l’identità” dei singoli prodotti (caratteristiche tecniche e prezzo) e poi si rivolge alla propria community di riferimento per avere informazioni più soggettive (lo schermo non è adatto a dita grosse) che costituiscono la “reputazione”, positiva o negativa del prodotto o servizio in questione.

Se si è d’accordo con ciò che sopra è stato evidenziato, non si può non constatare come la reputazione digitale diventi in questo modo un valore aggiunto, se coltivata e gestita con attenzione e cura, seguendo alcune regole di buon senso basate sulla gentilezza, educazione, coerenza, la trasparenza e (last but noe least) il rispetto dell’utente/consumatore.

Rispondere alle email con celerità, permettere i commenti sui canali social, accettare il contraddittorio e le recensioni negative, ovvero reagire alle sollecitazioni degli utenti utilizzando le regolette citate poco sopra garantisce con buona probabilità la costruizione di una buona reputazione digitale.

Articolo pubblicato sulla rivista “For Leader – Il Magazine dei Leader di Successo“.
È possibile scaricare il magazine numero 10 direttamente dal sito www.forleader.it al prezzo di un sorriso 🙂 e di una semplice condivisione, sempre se ne avete voglia 😉
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I Nomi a Dominio sono importanti

Da umile bracciante del web ho sempre consigliato di NON utilizzare mai, e dico MAI, la forma societaria nei nomi a dominio (spa, srl, srls, etc). Dico mai, eh!

Non c’è niente di più brutto che leggere nomedominiosrl.it come dicevano Aldo, Giovanni e Giacomo nello sketch dei Bulgari “rabbrividiamo” 🙂

Vi immaginate un’insegna pubblicitaria con sopra scritto “Gruppo Coin Spa con socio unico” al posto del semplici e bello “Coin“?
Sarebbe da pazzi oppure da incompetenti. In entrambi i casi comunque una scelta totalmente sbagliata.

Ok, allora se ciò non accade per i negozi fisici perché mai dovremmo adottare un tal comportamento per i nostri siti web? Cosa ci hanno fatto di male?

Il dominio è il nome del nostro progetto sul web, un segno distintivo di enorme importanza, il primo step di un’efficace strategia digitale.
La reputazione digitale di un brand passa anche da queste cose.

E non mi venite a dire frasi tipo “ma quello che volevo io è già occupato…” gne gne gne… esistono bravissimi professionisti (non io, sia ben chiaro) che sicuramente avrebbero potuto aiutarvi a scegliere un dominio d’impatto, facilmente memorizzabile e senza la ragione societaria: basta pagarli e ammettere che ognuno è bravo a fare il proprio lavoro 😉

In altre parole la scelta del nome a dominio è delicata, va ponderata e non bisogna lasciarsi prendere dall’istinto e improvvisare.

Alcune semplici caratteristiche che deve avere un buon dominio:

  1. Breve
  2. Non cacofonico
  3. Difficile da confondere con altri nomi
  4. Facile da scrivere

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Stupidi al Quadrato

Su National Geographic Channel da stasera 15 settembre 2015 alle 21.25 torna la seconda stagione di “Stupidi al Quadrato“, anticipata da una campagna social molto, molto divertente e ben fatta 🙂

Troviamo una serie di illustrazioni fatte veramente bene.
Si parte da uno stupidi al quadrato con Effetto Magnus:

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Stupidi al quadrato e la forza di frizione.130057

Come cadere “bene” dalla bicicletta è importante per non passare da stupidi 😉

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Anche piegare le ginocchia serve a non farsi male durante una caduta.

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Gli stupidi poi ci spiegano anche quanto volte saltano i pallavolisti durante una partita, tante… tante…

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Richard Hammond ci accompagna per una interminabile raccolta di sfortunati incidenti e brutte figure, complice un eccessivo coraggio o semplice incoscienza.
Ogni settimana Stupidi al quadrato ci presenta più di 50 clip di straordinari errori che, grazie ad animazioni ad hoc e all’uso di un super slo-mo, ci aiuteranno a capire la fisica, la chimica e la biologia, presentando dettagli forensi per spiegare l’aspetto scientifico dietro all’irrazionalità umana. E se gli incidenti degli essere umani possono essere divertenti, nei nuovi episodi scoprirete che quelli degli animali lo sono ancora di più!

Gattini imbranati, cani speciali e animali selvaggi che si trasformano in bestioline adorabili con le loro avventure spericolate, se vi piacciono Stupidi al quadrato è la trasmissione fatta per voi!