Gabriele Granato | Marketing e Web

Le strane strategie di Marketing delle aziende d’abbigliamento per bambini

Chiunque ha un bimbo piccolo che saltella per casa conosce perfettamente il problema delle TAGLIE dei capi d’abbigliamento (e delle scarpe) per bambini.

Questi simpatici esserini che ti stravolgono la vita, hanno il brutto vizio di mangiare, crescere e farti buttare (o mettere da parte) i capi d’abbigliamento comprati non più di due settimane prima.

Eppure sull’etichetta c’è scritto 24/36 mesi… tradotto 2/3 anni… ma, aspetta un attimo, mio figlio fa 24 mesi fra 6 mesi, cioè ha 1 anno e mezzo, che è meno di 2 anni… aaaaaaaaahhhhh datemi una calcolatrice che non mi trovo.

Vabbé tanto oramai non gli va più, scendiamo e andiamo comprargli una magliettina nuova.

Primo negozio: 12/18 mesi piccola, 24/36 mesi grande. Grazie, arrivederci!

Secondo negozio: 18/24 mesi piccola, 36 mesi giusta giusta, fra qualche giorno non gli andrà più. Grazie, arrivederci!

Terzo negozio: 18 mesi non gli entra neanche, 24 mesi giusta, 36 mesi un po’ abbondante ma gli andrà per un po’… ok 36 mesi e via. Ci ballerà dentro fino a domenica ma almeno ammortizziamo la spesa.

Ricapitolando.

Tutte i capi che riportavano le taglie dell’età di mio figlio erano piccole. E la mia domanda è, perché?

Forse mio figlio è un gigante, diventerà altissimo e bellissimo, e gli spunteranno anche gli occhi azzurri della madre. Mmmhh… quindi sta cosa capita solo a me?
Sono l’unico sfortunato che deve riportare indietro tutti i regalini che i nonni fanno al mio panzarotto, perché (ingenui che sono) si basano sull’età scritta sull’etichetta?

O forse le aziende che trattano capi d’abbigliamento per bambini se la sono studiata bene la cosa?

Pensandoci bene, a loro conviene disorientarmi, magari:

  1. mi fanno contento perché per un attimo solleticano il mio orgoglio di papà facendomi credere che mio figlio è un gigante
  2. poi forse comprerò sia la magliettina che gli va ora che quella che gli andrà a settembre (quindi due, invece di una)
  3. infine tornerò a casa gliela misurerò di nuovo e deciderò che forse l’altra, di quell’altro modello, era meglio e tornerò in negozio per fare il cambio (e magari acquisterò anche altro)

Insomma, solo a me sembra una cosa studiata a tavolino ed anche una leggera presa per i fondelli?

Appello finale!

Aziende che fate capi d’abbigliamento per bambini e utilizzate taglie che non mi fanno sentire un deficiente, palesatevi.
E se esistete avete trovato un vostro accanito supporter che vi farà una pubblicità gratis incredibile :-)!

PS. Giusto per non fare nomi, le aziende che ho potuto constatare che giocano con le taglie sono: Oviesse, Original Marines, Okaidi, Brums, Benetton. Un po’ meglio va con Prenatal.

 

About 
  • mimmo

    …semplicemente perchè fatte in Cina, o altri paesi del Sud Est asiatico. Le loro taglie differiscono dalle nostre, perchè a parità di numero, quelle asiatiche sono più piccole. Lo stesso lo si può riscontrare con Zara. La mia taglia adulto xxl, è in realtà una l europea.

  • Gabriele. Mio figlio è realmente grande per la sua età (oltre il 95 percentile) ma per la mia esperienza ci sono marche che sono più veritiere e altre molto meno.

    Ad es. la roba di Prenatal non gli è mai andata! Quella della sua età era strettissima e e quelle più grandi addosso erano ridicole.
    Original Marines si trova quasi. Come Benetton.
    Okaidi sono proporzionalmente più piccole: gli abbiamo preso sempre 6/12 mesi in più e gli sono sempre andate bene.
    Posso dire la mia? Le taglie dei bimbi sono molto meno standardizzate rispetto a quelle dei grandi. Quindi dipende dalle marche ma molto spesso anche dai lotti (tanto sempre roba cinese è).
    Insomma vanno a Razdegàn 😀

    • Sull’ultima frase come non concordare… 🙂

      Però a me pare evidente una volontà implicita di riportare le persone in negozio, non so. Perciò vorrei capirne di più 🙂