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Innovazione di Prodotto e Innovazione di Processo

Joseph Schumpeter nella suo famoso lavoro “The theory of economic development” ci offre gli strumenti per capire le differenze fra questi due concetti:

  1. Innovazione di prodotto: the introduction of a new good – that is, one with which consumers are not yet familiar – or a new quality of a good;
  2. Innovazione di processo: the introduction of a new method of production, that is, one not yet tested by experience in the branch of manifacture concerned…(or) a new way of handling a commodity commercially.

In pratica l’innovazione di prodotto riguarda direttamente l’introduzione di un nuovo bene o un servizio, condizione fondamentale per sopravvivere al mercato moderno, altamente competitivo e pieno di zeppo di prodotti poco differenziati fra loro.

D’altra parte l’innovazione di Processo consiste nell’introduzione di un nuovi metodi di produzione o di distribuzione, e richiede quindi cambiamenti strutturali maggiori, i quali però consentiranno una crescita dell’efficienza nella produzione di un prodotto o di un servizio.

Proprio stamattina pensavo a come questi semplici concetti abbiano notevoli difficoltà ad essere accettati e tramutati poi in azioni concrete soprattutto dalle aziende storiche, quelle che ci sono sempre state e che pensano di esserci per sempre, quasi come se non si potesse fare a meno di loro.

Non basta mettere un “Dal 1936” per fare di un’azienda un soggetto produttivo, efficiente, competitivo, flessibile e capace di vincere la sfida del futuro.

L’esperienza e la storicità sono certamente molto importanti, ma altrettanto certo è che questo non è un mondo per vecchi.

 

Ladybug e il marketing territoriale

Vogliamo rendere attrattivi i nostri territori? Impariamo da quelli bravi.

Per realizzare un progetto di marketing territoriale efficace non servono documenti che nessuno leggerà mai o commissioni accademico-scientifiche, ma visione strategica, capacità di interpretare le richieste del mercato e di comprendere quali siano le occasioni favorevoli che rendono competitivo il territorio.

Per marketing territoriale si intende quel complesso di attività che hanno quale specifica finalità la definizione di progetti, programmi e strategie volte a garantire lo sviluppo di un comprensorio territoriale nel lungo periodo.

La serie animata Miraculous – Le storie di Ladybug e Chat Noir ambientata a Parigi è un chiaro esempio di successo di marketing territoriale.

La serie si rivolge ad un pubblico molto interessante compreso nella fascia d’età 8/14 anni (i cosiddetti preadolescenti). Chi si occupa di marketing conosce bene il meccanismo della richiesta figlio-genitore e viceversa: in questo caso non riguarda un prodotto tipico come un giocattolo o qualcosa di similare, ma addirittura un’esperienza turistica da vivere insieme, in famiglia. Se una figlia chiede al papà di andare a Parigi per vedere i luoghi dove vive Marinette (Ladybug ndr), la spinta emotiva all’acquisto è fortissima.

In più Ladybug si caratterizza per un disegno colorato, stilizzato, immediatamente riconoscibile e perché tutti gli episodi sono ambientati a Parigi, città bellissima di per sé, costruendo sull’attrattività un’offerta turistica perfetta per il territorio. Senza la scocciatura di dover girare spot promozionali alle 5 del mattino per evitare traffico e sporcizia.

Infine la serie ha una visione strategica perché agisce sul lungo periodo. Tante attività di promozione territoriale rispondono al criterio del hic et nunc, risultando commerciali e quindi sgradite al pubblico. Un cartone animato resta nel tempo, costruisce il desiderio, prepare all’esperienza e quindi all’acquisto.

Per questo ritengo che Miraculous – Le storie di Ladybug e Chat Noir sia un perfetto progetto di marketing territoriale ben strutturato con enormi potenzialità. Il rammarico (per modo di dire, complimenti ai cugini francesi) è che sia stato ideato e realizzato in Francia… invece in Italia a che punto siamo?

Come stanno reagendo i Brand alla pandemia di Coronavirus?

Questa settimana, il sito The Drum ha analizzato da vicino il modo in cui i vari brand, i media e le aziende stanno usando la comunicazione creativa per informare ed educare il proprio pubblico, tutto questo mentre il Coronavirus si diffonde, le domande crescono e il mondo intero è costretto a vivere nuove modalità di relazione sociale.

Time to Wash Hands by SS+K

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Mentre il Covid-19 continua a diffondersi, anche il panico percorre la stessa strada. Una delle cose più semplici che possiamo fare per aiutare a fermare la diffusione del Coronavirus è lavarci le mani correttamente. Per quanto possa sembrare semplice, è ancora una delle migliori difese per rimanere in salute durante questa pandemia.

SS + K, in collaborazione con il produttore di sapone di latte di capra, Beekman1802, ha lanciato un account social PSA che invia periodicamente dei promemoria simpatici per ricordarci di lavarci le mani spesso e nel modo corretto.

Ford: Built to Lend a Hand, Built for Right Now by Wieden+Kennedy New York

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Ford – come tutto il settore Automotive – è particolarmente colpito dal problema Coronavirus e quindi ha focalizzato tutti i suoi sforzi di marketing per superare i risvolti negativi della pandemia: nel progetto “Built for Right Now“, con un messaggio molto emotivo e patriottico afferma che i veicoli Ford sono stati costruiti nel corso di molti decenni per aiutare le persone che hanno fatto grande il paese (gli Stati Uniti) e che lo proteggono da sempre, per i lavoratori, i genitori. I veicoli Ford da sempre vengono costruiti per dare una mano e quindi le persone colpite da Covid-19 che hanno sottoscritto un leasing o che hanno chiesto una forma di prestito per un veicolo Ford riceveranno assistenza attraverso il FordCreditSupport.com.

“Built to Lend a Hand” utilizza vecchi filmati Ford per ricordare che il brand sta contribuendo a costruire il paese da oltre 100 anni: ha prodotto carri armati e aerei per in tempo di guerra e ha attraversato incendi, uragani e tornado, ed anche in questo momento Ford sarà vicino ai suoi clienti.

Guinness: A St. Patrick’s Day Message

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Guinness sa che quest’anno il giorno di San Patrizio sarà molto diverso dal solito, ma il marchio è forte, esiste da 260 anni e ha imparato nel tempo che le sue persone quando si uniscono sono davvero forti e “cazzute”.

Con questo spot Guinness vuole sottolineare che purtroppo quest’anno probabilmente non potremo in gruppo con gli amici, ma possiamo comunque farlo a casa, senza grandi feste, ma ciò non significa che non è possibile divertirsi e stare insieme anche se da lontano: “When you raise a pint of Guinness, also remember to raise each other up”.

Guinness in più ha creato un fondo di $ 500.000 per aiutare la sua comunità e il territorio in cui produce e lavora.

ViacomCBS and NBCUniversal: #AloneTogether by The Ad Council

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In collaborazione con Ad Council, ViacomCBS’ Entertainment & Youth Brands led by MTV, Comedy Central, Paramount Network, CMT and VH1 hanno lanciato il progetto #AloneTogether, una campagna social che coinvolge artisti di vario genere per informare il pubblico sull’importanza del distanziamento sociale attraverso l’intrattenimento. L’attenzione alla salute mentale è una parte vitale dello sforzo, sottolineando che l’allontanamento sociale non significa isolamento sociale.

Questi brand in sinergia fra loro stanno sviluppando contenuti #AloneTogether raggiungendo i loro oltre 500 milioni di follower.

Your Home by BBDO

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BBDO ha lanciato una nuova iniziativa per aiutare gli Home Workers che in questo periodo di quarantena devono lavorare da casa ed hanno bisogno di sentirsi ispirate, motivate, spinte a fare il meglio che possono, ovunque si trovino. Proprio per questo motivo è stato creato un minisito bbdoyourhome.com, dove ogni dipendente può “avviare il proprio ufficio BBDO” semplicemente digitando il proprio indirizzo e generando un BBDO ufficiale e il logo dell’indirizzo di casa.

BrewDog: Brewgel Punk Sanitizer

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Per rispondere alla crescente esigenza di disinfettante per le mani, BrewDog ha deciso di utilizzare la sua distilleria per produrre Punk Sanitizer. Su Twitter, James Watt, “capitano” del birrificio, ha chiarito che la società non venderà il disinfettante, ma lo distribuirà solo a chi ne ha veramente bisogno.

Verizon: We Are Here and We Are Ready

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Verizon sta facendo di tutto per informare i propri clienti che sta prendendo provvedimenti per assicurare la rete Verizon continuerà a funzionare, in modo che le persone possano continuare a comunicare con i propri cari.

“Milioni di noi cambieranno il modo consueto di vivere e lavorare. Ecco perché ci impegniamo incessantemente a garantire che la rete sia pronta per qualsiasi cosa si presenti”. Verizon ha inoltre realizzato una pagina dedicata del suo sito Web “per monitorare da vicino gli sviluppi relativi all’attuale epidemia” completa di una sezione Q&A di domande e risposte.

eSport: il virtuale non risente del CoronaVirus

Il campionato di calcio italiano si ferma. Presto stessa sorte capiterà anche alle coppe europee, alla Liga, alla Bundesliga e così via senza soluzione di continuità. E probabilmente per quest’anno dovremo dire addio anche ai Campionati Europei 2020.

L’industria del calcio sospende le attività fino a data da destinarsi. D’altra parte invece il settore dei videogiochi assiste ad un nuovo, abbastanza scontato, boom!

Infatti la diffusione del coronavirus sta accelerando le vendite dei videogiochi e la loro fruizione: l’eSport non si ferma, anzi si moltiplica! Basta dare uno sguardo alla classifica dei giochi più venduti dove troviamo ai primi 3 posti giochi sportivi come Fifa 20, GTA e NBA 2k20, la vendita di quest’ultimo  è purtroppo anche legata alla triste scomparsa della leggenda del basket Kobe Bryant, trainando emozionalmente all’acquisto del videogioco gli appassionati di basket.

La classifica dei videogiochi più venduti in Italia.

  1. Fifa 20
  2. Grand Theft Auto V
  3. Nba 2k20
  4. Tom Clancy’s The Division 2
  5. Days Gone
  6. Call of Duty: Modern Warfare
  7. Dragon Ball Z: Kakarot
  8. Red Dead Redemption 2
  9. Need for Speed: Heat
  10. Tom Clancy’s Rainbow Six Seige.

Tra i device il preferito resta la PlayStation4 che conferma il suo totale dominio sul mercato italiano, piazzando 9 tra i 10 titoli più venduti. Al secondo posto, a sorpresa, Nintendo Switch davanti a Xbox One, che vede il suo primo gioco solo al 22° posto in classifica.

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Valore, valorizzazione e valori (di Mauro Giancaspro)

Di seguito voglio condividere con voi la splendida prefazione scritta dal Professor Mauro Giancaspro per il libro “L’inestimabile Valore – Marketing e Fundraising per il patrimonio culturale” che ho scritto insieme a Raffaele Picilli.

Valore, valorizzazione e valori: una sfida da cogliere e da vincere per lo sviluppo del patrimonio culturale.

La parola “valore”, come leggiamo nel Dizionario della Filosofia di Nicola Abbagnano, che è stato un fondamentale punto di riferimento nel corso degli studi universitari di noi ultrasessantenni, “fin dall’antichità fu usata a indicare l’utilità o il prezzo dei beni materiali e la dignità o il merito delle persone”.

Già il sostantivo  greco αξια (axìa) indicava tanto  il pregio, il prezzo di un oggetto,  quanto il merito di una persona, l’aggettivo αξιοσ (àxios)  sia ciò che valeva, sia chi era meritevole e il verbo αξιοω (axiòo) sia il valutare il prezzo di un bene, sia l’apprezzare come meritevole un individuo. La lingua latina distingueva le diverse accezioni in due differenti parole: praetium, che si riferiva al valore materiale e venale – sulla base del quale un oggetto poteva diventare praetiosus – e virtus che si riferiva al valore morale, alla forza d’animo, al coraggio, a chi era virtuosus.

La nostra lingua, pur essendo di origine neolatina, ha assegnato nel tempo alla parola valore, la stessa ampiezza di confini semantici della parola greca αξια, accogliendo sia il significato riferito al valore materiale, al praetium  latino, sia il significato di valore morale riferito alla virtus.

Coerentemente, anche la valorizzazione del nostro patrimonio culturale può e deve svilupparsi con un impegno parallelo per diffondere conoscenza e fruizione, e per individuare in esso fonti energetiche anche economiche: come dire virtus, ma anche preatium.

Qualcuno ha sostenuto e ripetuto che i beni culturali italiani possono essere considerati il “nostro petrolio”.

Considerazione che, detto per inciso, avrebbe dovuto spingere chi ci governa e chi fa le leggi, a incentivare nelle scuole lo studio della storia dell’arte e soprattutto del latino e del greco antico, che al di là del loro valore per il recupero della nostra coscienza storica, sono strumenti di lavoro per chi deve dedicarsi alla tutela, alla conservazione, alla divulgazione e, in una parola, alla valorizzazione di un patrimonio culturale che tutto il mondo ci invidia.  

Un’occasione probabilmente mancata. Ma a questa mancata occasione si contrappone la volontà diffusa di chi sente il bisogno di partecipare attivamente, di condividere con l’azione di volontariato e di contribuire economicamente per sentirsi protagonista attivo della crescita della cultura del nostro paese. E per cultura, tra le tante non sempre convergenti definizioni, ci piace accogliere quella indicata da David Throsby, nel suo saggio del 2001 Economics and culture, citata in apertura da Gabriele Granato e Raffaele Picilli: è cultura “tutto ciò che riguarda le credenze, gli usi e i costumi condivisi da una comunità”.

Un efficace programma di valorizzazione del nostro patrimonio culturale, allora, non può non passare attraverso la condivisione di tutti, con appelli e coinvolgimenti che le nuove vie della comunicazione consentono.

Chi ha lavorato nel settore dei beni culturali, sa bene che l’accrescimento del patrimonio delle biblioteche, dei musei, delle gallerie e la tutela e la conservazione di siti archeologici e di beni paesaggistici e demo-etno-antropologici, sono stati in passato agevolati dal mecenatismo e dalla generosità di donatori.

Ora non è più tempo, per chi gestisce il nostro patrimonio, di attendere, quando arriva, l’azione del benefattore.

E non bastano più i soli organi centrali e periferici dello Stato per la tutela dell’integrità del bene, per la sua valorizzazione e lo sviluppo della sua funzione di educazione e di crescita culturale, umana ed economica. Diventa indispensabile la condivisione con tutti e con tutte le energie disponibili.

Oggi intorno a una volontà che appare in crescita, vuoi per generosità, vuoi per interessi fiscali, vuoi per desiderio di partecipazione personale attiva, anche con prestazione d’opera e di servizio, è arrivato il momento di fare sistema, di creare professionalità e procedure specifiche e specializzate.  

Da qualche tempo sta nascendo anche in Italia, per L’inestimabile valore del patrimonio che ci sta intorno, il fundraising.  

Gabriele Granato e Raffaele Picilli, coordinatori di un prestigioso gruppo di lavoro ed essi stessi autori, danno alle stampe, affidandolo a un editore di consolidatissima esperienza come Rubbettino, questo libro.

Ci viene spiegato come si organizzano e si gestiscono i sistemi di comunicazione, di informazione e di coinvolgimento nella conoscenza e nella valorizzazione del patrimonio; come si organizzano piani articolati di ricerca fondi; quali possono essere i parametri ai quali riferirsi; quali i binari dei tessuti sociali e produttivi sui quali incanalare l’attività di individuazione e di coinvolgimento  di eventuali partecipanti e stakeholder; quali le esperienze straniere di eccellenza cui riferirsi; come si organizzano, insomma, marketing e fundraising per il patrimonio culturale, dato il suo Inestimabile valore.

Ma soprattutto invitano i lettori a raccogliere questa nuova, vera e propria sfida e a scommettere su di essa.

Marketing e Fundraising per il patrimonio culturale
Marketing e Fundraising per il patrimonio culturale