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Marketing per pizzaioli

Nel mio lavoro incontro e parlo con tante persone. È una prerogativa fortunata di chi come me fa consulenza sui processi di innovazione digitale e sociale. Dico “fortunata” perché mentre cerco una risposta da dare a chi mi chiede un consiglio mi tocca riflettere, studiare, comprendere e poi solo molto dopo parlare.
L’altro giorno però la risposta da dare al mio interlocutore mi è subito apparsa limpida davanti ai miei occhi.

Vi racconto brevemente cosa è successo.

Un pizzaiolo, ma chiamarlo così è riduttivo… diciamo un imprenditore di successo nel campo della ristorazion bravissimo a creare dal nulla una catena di pizzerie in tutta Italia, mi ha chiamato perché non è per nulla soddisfatto dei risultati ottenuti dalle campagne di digital marketing. C’è da aggiungere che ha cambiato varie agenzie e speso ingentissime somme di budget in advertising.
Dopo averlo conosciuto, apprezzando le indubbie capacità manageriali, e visto le statistiche e le metriche che lo deludevano gli ho detto – più o meno – che al momento non gli sarei stato di alcun aiuto.Per quanto io e il mio team siamo più bravi di chi ci ha preceduto, al momento non saremmo mai riusciti a offrirgli un valore marginale che avesse potuto soddisfare le sue richieste e cioè

maggiore visibilità online -> più clienti -> più fatturato

Questo perché, ancor prima di dedicarsi ai social e alle inserzioni su Facebook, gli ho detto che secondo me avrebbe dovuto:
  • fare la pizza più buona nel raggio di 10km, se 20 ancora meglio
  • utilizzare prodotti eccellenti del territorio (se le sedi sono dislocate in varie regioni non è possibile offrire la stessa pizza a tutti, o comunque non tutte)
  • illuminare meglio la sala e togliere le luci giallognole, perché basta aprire Instagram e notare le foto pubblicate dai clienti (terrificanti!)
E, soprattutto, nel frattempo interrompere ogni tipo di sponsorizzazione, advertising e attività digitale.
Fare il digitale per me significa anche rendersi conto quando il digitale non serve o quando deve necessariamente venire dopo altre cose.
Pizzaiolo marketing

Innovazione di Prodotto e Innovazione di Processo

Joseph Schumpeter nella suo famoso lavoro “The theory of economic development” ci offre gli strumenti per capire le differenze fra questi due concetti:

  1. Innovazione di prodotto: the introduction of a new good – that is, one with which consumers are not yet familiar – or a new quality of a good;
  2. Innovazione di processo: the introduction of a new method of production, that is, one not yet tested by experience in the branch of manifacture concerned…(or) a new way of handling a commodity commercially.

In pratica l’innovazione di prodotto riguarda direttamente l’introduzione di un nuovo bene o un servizio, condizione fondamentale per sopravvivere al mercato moderno, altamente competitivo e pieno di zeppo di prodotti poco differenziati fra loro.

D’altra parte l’innovazione di Processo consiste nell’introduzione di un nuovi metodi di produzione o di distribuzione, e richiede quindi cambiamenti strutturali maggiori, i quali però consentiranno una crescita dell’efficienza nella produzione di un prodotto o di un servizio.

Proprio stamattina pensavo a come questi semplici concetti abbiano notevoli difficoltà ad essere accettati e tramutati poi in azioni concrete soprattutto dalle aziende storiche, quelle che ci sono sempre state e che pensano di esserci per sempre, quasi come se non si potesse fare a meno di loro.

Non basta mettere un “Dal 1936” per fare di un’azienda un soggetto produttivo, efficiente, competitivo, flessibile e capace di vincere la sfida del futuro.

L’esperienza e la storicità sono certamente molto importanti, ma altrettanto certo è che questo non è un mondo per vecchi.

 

Ladybug e il marketing territoriale

Vogliamo rendere attrattivi i nostri territori? Impariamo da quelli bravi.

Per realizzare un progetto di marketing territoriale efficace non servono documenti che nessuno leggerà mai o commissioni accademico-scientifiche, ma visione strategica, capacità di interpretare le richieste del mercato e di comprendere quali siano le occasioni favorevoli che rendono competitivo il territorio.

Per marketing territoriale si intende quel complesso di attività che hanno quale specifica finalità la definizione di progetti, programmi e strategie volte a garantire lo sviluppo di un comprensorio territoriale nel lungo periodo.

La serie animata Miraculous – Le storie di Ladybug e Chat Noir ambientata a Parigi è un chiaro esempio di successo di marketing territoriale.

La serie si rivolge ad un pubblico molto interessante compreso nella fascia d’età 8/14 anni (i cosiddetti preadolescenti). Chi si occupa di marketing conosce bene il meccanismo della richiesta figlio-genitore e viceversa: in questo caso non riguarda un prodotto tipico come un giocattolo o qualcosa di similare, ma addirittura un’esperienza turistica da vivere insieme, in famiglia. Se una figlia chiede al papà di andare a Parigi per vedere i luoghi dove vive Marinette (Ladybug ndr), la spinta emotiva all’acquisto è fortissima.

In più Ladybug si caratterizza per un disegno colorato, stilizzato, immediatamente riconoscibile e perché tutti gli episodi sono ambientati a Parigi, città bellissima di per sé, costruendo sull’attrattività un’offerta turistica perfetta per il territorio. Senza la scocciatura di dover girare spot promozionali alle 5 del mattino per evitare traffico e sporcizia.

Infine la serie ha una visione strategica perché agisce sul lungo periodo. Tante attività di promozione territoriale rispondono al criterio del hic et nunc, risultando commerciali e quindi sgradite al pubblico. Un cartone animato resta nel tempo, costruisce il desiderio, prepare all’esperienza e quindi all’acquisto.

Per questo ritengo che Miraculous – Le storie di Ladybug e Chat Noir sia un perfetto progetto di marketing territoriale ben strutturato con enormi potenzialità. Il rammarico (per modo di dire, complimenti ai cugini francesi) è che sia stato ideato e realizzato in Francia… invece in Italia a che punto siamo?

Come stanno reagendo i Brand alla pandemia di Coronavirus?

Questa settimana, il sito The Drum ha analizzato da vicino il modo in cui i vari brand, i media e le aziende stanno usando la comunicazione creativa per informare ed educare il proprio pubblico, tutto questo mentre il Coronavirus si diffonde, le domande crescono e il mondo intero è costretto a vivere nuove modalità di relazione sociale.

Time to Wash Hands by SS+K

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Mentre il Covid-19 continua a diffondersi, anche il panico percorre la stessa strada. Una delle cose più semplici che possiamo fare per aiutare a fermare la diffusione del Coronavirus è lavarci le mani correttamente. Per quanto possa sembrare semplice, è ancora una delle migliori difese per rimanere in salute durante questa pandemia.

SS + K, in collaborazione con il produttore di sapone di latte di capra, Beekman1802, ha lanciato un account social PSA che invia periodicamente dei promemoria simpatici per ricordarci di lavarci le mani spesso e nel modo corretto.

Ford: Built to Lend a Hand, Built for Right Now by Wieden+Kennedy New York

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Ford – come tutto il settore Automotive – è particolarmente colpito dal problema Coronavirus e quindi ha focalizzato tutti i suoi sforzi di marketing per superare i risvolti negativi della pandemia: nel progetto “Built for Right Now“, con un messaggio molto emotivo e patriottico afferma che i veicoli Ford sono stati costruiti nel corso di molti decenni per aiutare le persone che hanno fatto grande il paese (gli Stati Uniti) e che lo proteggono da sempre, per i lavoratori, i genitori. I veicoli Ford da sempre vengono costruiti per dare una mano e quindi le persone colpite da Covid-19 che hanno sottoscritto un leasing o che hanno chiesto una forma di prestito per un veicolo Ford riceveranno assistenza attraverso il FordCreditSupport.com.

“Built to Lend a Hand” utilizza vecchi filmati Ford per ricordare che il brand sta contribuendo a costruire il paese da oltre 100 anni: ha prodotto carri armati e aerei per in tempo di guerra e ha attraversato incendi, uragani e tornado, ed anche in questo momento Ford sarà vicino ai suoi clienti.

Guinness: A St. Patrick’s Day Message

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Guinness sa che quest’anno il giorno di San Patrizio sarà molto diverso dal solito, ma il marchio è forte, esiste da 260 anni e ha imparato nel tempo che le sue persone quando si uniscono sono davvero forti e “cazzute”.

Con questo spot Guinness vuole sottolineare che purtroppo quest’anno probabilmente non potremo in gruppo con gli amici, ma possiamo comunque farlo a casa, senza grandi feste, ma ciò non significa che non è possibile divertirsi e stare insieme anche se da lontano: “When you raise a pint of Guinness, also remember to raise each other up”.

Guinness in più ha creato un fondo di $ 500.000 per aiutare la sua comunità e il territorio in cui produce e lavora.

ViacomCBS and NBCUniversal: #AloneTogether by The Ad Council

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In collaborazione con Ad Council, ViacomCBS’ Entertainment & Youth Brands led by MTV, Comedy Central, Paramount Network, CMT and VH1 hanno lanciato il progetto #AloneTogether, una campagna social che coinvolge artisti di vario genere per informare il pubblico sull’importanza del distanziamento sociale attraverso l’intrattenimento. L’attenzione alla salute mentale è una parte vitale dello sforzo, sottolineando che l’allontanamento sociale non significa isolamento sociale.

Questi brand in sinergia fra loro stanno sviluppando contenuti #AloneTogether raggiungendo i loro oltre 500 milioni di follower.

Your Home by BBDO

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BBDO ha lanciato una nuova iniziativa per aiutare gli Home Workers che in questo periodo di quarantena devono lavorare da casa ed hanno bisogno di sentirsi ispirate, motivate, spinte a fare il meglio che possono, ovunque si trovino. Proprio per questo motivo è stato creato un minisito bbdoyourhome.com, dove ogni dipendente può “avviare il proprio ufficio BBDO” semplicemente digitando il proprio indirizzo e generando un BBDO ufficiale e il logo dell’indirizzo di casa.

BrewDog: Brewgel Punk Sanitizer

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Per rispondere alla crescente esigenza di disinfettante per le mani, BrewDog ha deciso di utilizzare la sua distilleria per produrre Punk Sanitizer. Su Twitter, James Watt, “capitano” del birrificio, ha chiarito che la società non venderà il disinfettante, ma lo distribuirà solo a chi ne ha veramente bisogno.

Verizon: We Are Here and We Are Ready

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Verizon sta facendo di tutto per informare i propri clienti che sta prendendo provvedimenti per assicurare la rete Verizon continuerà a funzionare, in modo che le persone possano continuare a comunicare con i propri cari.

“Milioni di noi cambieranno il modo consueto di vivere e lavorare. Ecco perché ci impegniamo incessantemente a garantire che la rete sia pronta per qualsiasi cosa si presenti”. Verizon ha inoltre realizzato una pagina dedicata del suo sito Web “per monitorare da vicino gli sviluppi relativi all’attuale epidemia” completa di una sezione Q&A di domande e risposte.

eSport: il virtuale non risente del CoronaVirus

Il campionato di calcio italiano si ferma. Presto stessa sorte capiterà anche alle coppe europee, alla Liga, alla Bundesliga e così via senza soluzione di continuità. E probabilmente per quest’anno dovremo dire addio anche ai Campionati Europei 2020.

L’industria del calcio sospende le attività fino a data da destinarsi. D’altra parte invece il settore dei videogiochi assiste ad un nuovo, abbastanza scontato, boom!

Infatti la diffusione del coronavirus sta accelerando le vendite dei videogiochi e la loro fruizione: l’eSport non si ferma, anzi si moltiplica! Basta dare uno sguardo alla classifica dei giochi più venduti dove troviamo ai primi 3 posti giochi sportivi come Fifa 20, GTA e NBA 2k20, la vendita di quest’ultimo  è purtroppo anche legata alla triste scomparsa della leggenda del basket Kobe Bryant, trainando emozionalmente all’acquisto del videogioco gli appassionati di basket.

La classifica dei videogiochi più venduti in Italia.

  1. Fifa 20
  2. Grand Theft Auto V
  3. Nba 2k20
  4. Tom Clancy’s The Division 2
  5. Days Gone
  6. Call of Duty: Modern Warfare
  7. Dragon Ball Z: Kakarot
  8. Red Dead Redemption 2
  9. Need for Speed: Heat
  10. Tom Clancy’s Rainbow Six Seige.

Tra i device il preferito resta la PlayStation4 che conferma il suo totale dominio sul mercato italiano, piazzando 9 tra i 10 titoli più venduti. Al secondo posto, a sorpresa, Nintendo Switch davanti a Xbox One, che vede il suo primo gioco solo al 22° posto in classifica.

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