Gabriele Granato | Marketing e Web

Impariamo a comunicare

Una buona comunicazione, una comunicazione costruttiva,  richiede  che si lascino da parte tutta una serie di strategie, come il vittimismo, la manipolazione  e l’aggressività, per utilizzare  messaggi capaci di valorizzare gli interlocutori che diventano così interlocutori assertivi. Ma cos’è l’assertività?

Per “assertività” intendo un atteggiamento finalizzato a definire in modo chiaro la propria posizione, a renderla nota, a difenderla senza usare modi aggressivi, ammettendo le diverse posizioni dei nostri interlocutori. Questa attitudine  si manifesta attraverso una predisposizione all’ascolto (attivo) che si alterna all’esposizione chiara e ferma della propria posizione o punto di vista. Tale atteggiamento è naturale, tanto che i bambini piccoli lo hanno, ma si stempera con l’educazione.

Uno psicologo americano, T. Gordon, dice che per strutturare messaggi assertivi, ci si deve avvalere della tenica dei “messaggi in prima persona” (MPP). Tali messaggi sono comunicazioni in cui chiarisco il problema, esprimo i sentimenti che provo, faccio capire all’altro  gli effetti negativi che il suo comportamento ha su di me.Con questo tipo di messaggio mi metto nella condizione di essere sincero perchè esprimo sentimenti, dico all’altro come mi sento, come ci ostacola, cosa di cui ho bisogno e lo faccio senza accusare, obbligare o umiliare l’altro.

Il messaggio in prima persona è assertivo perchè esprime:

  1. sentimenti e reazioni
  2. preferenze e avversioni
  3. idee e convinzioni

Questo permette all’altro di capire come ci si sente al posto di chi parla.

Per esempio, questi sono MPP: “Sono stanco perchè ho studiato fino a tardi”, “Sono agitato perchè domani ho un’importante riunione”.

Altro aspetto: con la comunicazione assertiva rispondo alle richieste dell’interlocutore perchè chiarisco le ragioni dell’accettazione o del rifiuto delle sue proposte.

Per esempio: “Non posso venire al cinema perchè sto risparmiando per fare un viaggio in Sicilia”, “Sì mi piacerebbe venire al cinema con te”.

Inoltre, questo tipo di interazione rivela desideri e bisogni.

Per esempio: “Vorrei sapere a che ora ceniamo perchè mi piacerebbe andare al primo spettacolo”.

Con questo tipo di messaggio riusciamo a superare la manipolazione indiretta e subdola e non si ha un atteggiamento aggressivo con il “tu hai torto”. La comunicazione si sblocca e diventa più facile,  la relazione è più durevole, viene  rinforzata  e si ha un aiuto a superare i problemi.

Ma come fare a inviare il messaggio in prima persona?

Il MPP è composta da 2 o 3 parti:

  1. messaggio in due parti“Quando tu...(descrivo il comportamento dell’altro) … io provo…” (descrivo i miei sentimenti)
  2. messaggio in tre parti“…Quando tu… io sento… perchè…” (descrivo gli effetti su di me del comportamento dell’altro).

Sembra facile e, di solito, pensiamo di inviare questo tipo di messaggi. Ma non è così.

Faccio un esempio:

  • Messaggio aggressivo“Sei il solito menefreghista, prendi la macchina senza dirmelo! Adesso, d’ora in poi, anche io farò lo stesso!”
  • Messaggio in prima persona: “Quando hai preso la macchina senza avvisarmi, mi sono arrabbiato perchè non ho potuto raggiungere i miei amici che mi aspettavano“.

Questi messaggi sono efficaci, se quando descrivo il comportamento dell’altro, non sono valutativo ma semplicemente descrittivo e se, nel momento in cui spiego gli effetti dell’azione del mio interlocutore, mi limito alle conseguenze oggettive e concrete. Così facendo non accuso l’altro, nè lo umilio, non gli ordino cosa fare ma riporto quello che mi sta succedendo, facendo capire che ho bisogno di aiuto.

Alcuni messaggi, anche se sembrano in prima persona e ne hanno la forma, risultano invece aggressivi.

Faccio un  esempio (non sono mai troppi):

“Quando tu sei così autoritario…” (sto dando un giudizio, etichetto la persona)

sarebbe meglio

“Quando alzi la voce…” (mi limito a descrivere un dato di fatto)

Anche esprimere apprezzamenti può essere un messaggio non produttivo perchè esprimo un giudizio sull’altro che potrebbe essere di tipo etichettante  e condizionante. Spesso, ci controlla di più un apprezzamento che una critica.

Faccio un altro esempio.

Se noi diciamo a un amico: “Sei un ottimo cantante” sicuramente lo gratificherà e lo farà sentire bene all’inizio, ma poi lo metterà in una situazione di ansia  perchè si sentirà di dover essere sempre all’altezza delle aspettative. Allora, è più efficace esprimersi dicendo: “Mi piace (molto) come canti”.

Il MPP (messaggio in prima persona)  non è certo la “magia” che rende facili tutte le comunicazioni inaccettabili e sicuramente potrà capitare che il nostro interlocutore si metta sulla difensiva. Ma si può aumentarne l’efficacia  attraverso l’ascolto attivo dell’altro.

Dott.ssa Antonella Cabriolu

Casa Imbastita Campus- Responsabile Divisione Web

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