Gabriele Granato | Marketing e Web

Censurare è la cosa migliore (o no?)

Sono passate 2 settimane dal polverone RTL102.5 / GoldenPoint (clicca qui per rinfrescarti la memoria): migliaia di tweet, articoli su articoli contro la politica della nota radio di bannare e censurare gli utenti, indignazione e vergogna.

Sembrava che potesse cascare il mondo o quantomeno l’ondata di proteste pareva tale da indurre la radio a delle scuse, a una retromarcia, insomma a una reazione che riportasse il tutto nei binari della buona convivenza social.

E invece…

Invece niente. Gli utenti bannati, rimangono bannati e non possono più interagire con il brand su Facebook. Le scuse non sono arrivate. La radio è lì bella, linda e profumata come se non fosse accaduto nulla.

D’altra parte il moto di indignazione nazional-popolare del cosiddetto movimento della rete è andato – com’era prevedibile – scemando. Nessuno più s’interessa della delocalizzazione della OMSA, del vergognoso comportamento censorio della radio, niente. Tutto tace. Si parla d’altro.

Nuovi stimoli, nuovi argomenti da chiacchierare. Nuovo giro, nuova corsa.

E allora cosa si può imparare da questa spiacevole vicenda?

Che probabilmente ha fatto bene la radio a reagire in questo modo: censura e chiusura totale. Nessuna reazione se non la palese volontà di non comunicare con chi poneva domande, anche semplici ed educate.

Tutti quelli che studiano le dinamiche sociali dovrebbero rifletterci attentamente: probabilmente censurare è la cosa migliore.

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