Gabriele Granato | Marketing e Web

Balliamo sul mondo, non sulla munnezza!

In questi giorni sta spopolando in rete un video virale bellissimo (where the hell is munnezza), realizzato con grande maestria da giovani artisti napoletani che accende l’ennesima luce sul problema dei rifiuti a Napoli.

Come già detto l’idea è bella, il video è bello, solo la munnezza che ci sta dietro è brutta!

A questo video, come è prevedibile, sono seguite interminabili discussioni sui Social Network, si sono accavallate frasi e pensieri di speranza e cambiamento: “se iniziassimo tutti noi a fare qualcosa..“, oppure “dobbiamo ballare uniti!” e “Napoli, 2011: per cambiare le cose davvero, DOBBIAMO RESTARE UNITI“.

Tutto molto bello direte voi? Un nuovo rinascimento napoletano? La città si desta dal suo storico torpore e finalmente si ribella!

Bah dico io, bah!

Ad oggi – 21 luglio 2011 – le strade sono ancora sporche e puzzolenti. Le persone continuano ad essere investite dai motorini sui marciapiedi e dalle macchine sulle strisce pedonali. I paccari continuano a fare i pacchi alla luce del sole e i Rom i mercatini “dell’usato”. I bimbi continuano a camminare tra pantegane (a Napoli si chiamano zoccole, con decenza parlando) ed escrementi di tutti i tipi.

Insomma non è un gran bel vivere.

Eppure c’è chi lotta, chi si impegna, chi spera. Ed io non voglio essere colui che mette i bastoni fra le ruote. Anzi. Mi auguro che Napoli cambi, migliori, diventi finalmente una città civile.

Io però, scusate, scappo. Corro via lontano. Me ne fujo, ascolto il suggerimento di Eduardo e me ne fujo.

Eh sì, perché per continuare a lottare, per rimanere a Napoli sperando nel cambiamento bisogna averne le possibilità economiche e sociali.

Vivere a Napoli “civilmente” è un lusso, che in pochi si possono permettere.

E’ necessario vivere in una delle pochissime zone pulite della città (con appartamenti da milioni di euro), bisogna portare i propri figli in scuole private, in palestre e piscine altolocate, bisogna comprarsi i privilegi. Altrimenti a Napoli niente è un diritto, bisogna – in un modo o nell’altro – acquistare tutto.

E allora, in bocca al lupo. Mi auguro che si riesca a cambiare finalmente le cose. Ma io non ho più nessuna intenzione di lottare, di essere un cittadino perfetto (e sfido chiunque a dimostrare il contrario), di sperare.

Io voglio ballare sul mondo, non sulla munnezza!

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About 
  • Elena

    Comunque questo video u00e8 spettacolare!n

  • Pensare come un Don Chisciotte u00e8 buono. Unirsi ad altri Don Chisciotte u00e8 meraviglioso. Ma dove si pestano i piedi? su strati di schifo. Dove si va fuori strada? In rotonde studiate con le mazzette. Dove si spaccano le sospensioni? Su manti stradali fratelli. Ogni cittu00e0 ha le sue zone d’ombra. E restare uniti per urlare insieme non mi sembra una grande strategia. nAndarsene u00e8 un’azione opposta alla resa. Liberatoria? forse. Andarsene sapendo con cosa fare altrove, per difendere il piu00f9 piccolo diritto. Credo che dall’alto, ossia dallo Stato, ci si aspetti un intervento troppo grande su Napoli. Ad una profonditu00e0 che non puu00f2 raggiungere.u00a0 Cosa faresti se avessi a disposizione un vasto terreno agricolo?

    • I miei nonni erano contadini e la terra affinchu00e9 dia buoni frutti deve essere lavorata duramente; anche il terreno piu00f9 arido puu00f2 offrire germogli. Ma Napoli non u00e8 arida, non ha bisogno dell’impegno di poche volenterose persone, ha bisogno di una pulizia totale.nEd io non ho ne la forza e ne il coraggio di vivere e far vivere una vita d’inverno alla mia famiglia per combattere per una cittu00e0 che non mi ha mai dato niente, anzi!nMi auguro, e lo ripeto con forza, che altri piu00f9 bravi, coraggiosi e con disponibilitu00e0 diverse dalle mie riescano nell’impresa.nSarei il primo contento per loro e per tutti i napoletani perbene.