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I limiti del SEO

Se ti dico Mercury cosa ti viene in mente?

Se sei un appassionato di musica penserai al mitico Freddy Mercury cantante dei Queen.

Se sei un chimico abituato a leggere testi in inglese forse ti verrà in mente l’elemento chimico, il mercurio.

Stesso ragionamento vale se sei un accademico astronomo, Mercury per te è il primo pianeta del sistema solare.

Invece se si cerca Mercury su Google cosa ci risponde il motore di ricerca? In futuro probabilmente in base a chi glielo chiede la grande G darà risposte diverse, conoscerà l’appassionato di musica, l’astronomo e il chimico ed offrirà a ciascuno di loro il risultato più pertinente. O no? Forse.

E oggi? Incredibile ma vero Google associa la parola Mercury principalmente alla Mercury Marine, un’azienda americana produttrice di motori marini.

Questo vuol dire che ci sono più appassionati di nautica che di musica, astronomia o chimica? Lasciamo la risposta definitiva ai veri esperti di SEO; quello che però si può dire è che i motori di ricerca dovranno forzatamente premiare solo un significato del termine “Mercury”, penalizzando gli altri. Oppure personalizzare talmente efficacemente le ricerche da offrire il significato più pertinente in base al singolo utente (alcuni parlano di Web Semantico come la nuova frontiera).

Qualsiasi sia la strada che prenderà la SEO in futuro, ora possiamo però affermare che il SEO ha molti limiti e che è utile solo se fatto bene, con onestà e profondo rispetto per la propria professione e per il cliente.

Quindi attenzione ai fuffologi, quelli che ti vendono le parole chiave nelle buste della Coop, che ti indicizzano il sito tot al chilo (magari non spiegandovi la differenza tra indicizzare e posizionare), quelli un po’ senza scrupoli che sulle tue spalle si quotano in borsa.

Pubblicato da Gabriele Granato

Mi chiamo Gabriele Granato e mi occupo di marketing e digitale: nel 2012 ho fondato la 3d0, web agency specializzata in soluzioni IT, sviluppo e comunicazione digitale. Sono il Presidente di Fare Digitale.