La comunicazione è femmina

…ma sembra che in molti ancora non se ne siano accorti!

Una vergogna come questa è il termometro della situazione:
viviamo in un paese in crisi (ma non quella economica raccontata dai telegiornali), una crisi sociale, di valori, di rispetto.

Ecco, ciò che manca è il rispetto.

E non c’è manovra correttiva, riforma del lavoro o diminuzione delle tasse che tenga, il cambiamento deve partire dai piccoli gesti quotidiani, deve partire da noi.

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Comunicazione politica e Fundraising

Cos’è il fundraising?

Perché parlare di comunicazione politica in un libro sul fundraising?

Come conciliare la politica online e quella offline?

Questi e tante altre interessanti domande hanno avuto risposta nell’ottimo libro “Fundraising e Comunicazione per la Politica” degli amici Raffaele Picilli e Marina Ripoli, straordinari professionisti della comunicazione politica, fundraiser e consulenti di caratura internazionale.

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Si sentiva l’esigenza di un libro scritto molto bene, che finalmente offrisse agli addetti ai lavori degli strumenti utili per sostenere la buona politica, e che fornisse risposte chiare ed esaustive sul fenomeno “fundraising“, da non confondere assolutamente con la semplice ricerca di fondi.

Comunicare la politica in modo coerente, trasparente e credibile può essere la leva sulla quale ricostruire la fiducia tra elettori ed eletti che è la base di ogni sistema democratico. Ed è questa la condizione necessaria affinché il fundraising possa diffondersi ed avere successo.

“Nonostante prevalgano delusione e incertezza, e i simboli e le ideologie si sciolgano sotto le pressioni dello scetticismo, gli elettori sono – ora più che mai – alla ricerca di una nuova connessione emotiva con la politica, una connessione basata sull’utilizzo di un linguaggio comune, sulla costruzione di un immaginario e di una narrazione che rimetta al centro i bisogno materiali e ideali dei cittadini.”
(Fundraising e Comunicazione per la Politica, M.Ripoli e R. Picilli, Rubbetino Editore, 2014)

È possibile acquistare il libro anche online dal sito Rubbetino.

 

È facile smettere di essere “sempre connessi” (se sai come farlo)

La mattina, la sera. Il lunedì come la domenica mattina. Sul treno o in ufficio.
Si controlla la casella di posta ogni 10 minuti. Ci sono notifiche da leggere a getto continuo, trilli che ti fanno sobbalzare ad ogni ora del giorno: siamo la generazione always on, quella h24 7 su 7, quella sempre orgogliosamente connessa, quella che non stacca mai.

Ad essere sinceri, io non so se sia un bene o un male, forse come in tutte le cose, la virtù sta nel mezzo.
Il mondo viaggia alla velocità della luce ed è necessario saper cogliere le opportunità al volo, essere sempre all’erta e risolvere i problemi ancor prima che si palesino.

Ok, sono d’accordo.

Ma dall’altra parte è necessario ritrovare dei ritmi, assaporare le cose, riuscire ad apprezzarle. E per fare ciò c’è bisogno di tempo, c’è bisogno di concentrazione, è necessario dedicarsi completamente a ciò che si sta facendo.

È difficile, me ne rendo conto. Non sempre abbiamo la lucidità per capire quando accelerare e quando rallentare. Ma un equilibrio si deve trovare.

Dobbiamo adattarci ai cambiamenti in atto nella società, all’utilizzo dei dispositivi tecnologici, ai comportamenti che spingono le persone a sollecitarti via telefono una risposta ad una mail inviata solo 5 minuti prima. Oggi è così. Questa è la realtà con cui dobbiamo misurarci.

E va bene!
Adoro questo mondo iperconnesso, aperto, interattivo. Mondo che mi offre miliardi di opportunità, un lavoro meraviglioso e tanti stimoli.
Ma non sempre, non a tutte le ore del giorno, non nei momenti nei quali bisogna dedicarsi al mondo extra lavorativo.

Per questo motivo, ho deciso di vivere un weekend completamente analogico: niente computer, niente smartphone, niente connessione, niente di niente.

E, udite udite, stamattina dopo 2 giorni di assenza digitale ho scoperto che il mondo non si è fermato 🙂 che si può rispondere ad una mail ricevuta venerdì sera solo il lunedì mattina, che l’internet tutto sommato sta bene e che la mia latitanza non ha interessato nessuno… ma porca miseria almeno una telefonata (alla quale non avrei risposto perché non avevo il cellulare) per sincerarvi che stavo bene potevate farla 🙂 !

Neon

L’Urlo di Munch e i Pink Floyd

L’espressione angosciata che caratterizza “L’Urlo” il dipinto capolavoro di Edvard Munch, l’insicurezza e l’inquietudine prendono vita.
A fare da colonna sonora la stupenda “The Great Gig in the Sky”  dei mitici Pink Floyd.

L’artista norvegese per descrivere il suo quadro disse:

“Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue.
Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata.
Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.”

Il mix da vita ad un cortometraggio animato di Sebastian Cosor che è diventato in breve tempo un caso mondiale grazie alla rete e alle sue spiccate caratteristiche virali.

 

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